Bi-test

 cropped-loghetto-sito42.pngCos’è il bi-test

Un esame più affidabile e di più precoce esecuzione è il Bi-Test: si tratta di uno screening shutterstock_176370395combinato che si effettua tra la 11° e la 13° settimana di gestazione in cui il calcolo del rischio si esegue associando i risultati provenienti da due differenti analisi:

  • analisi del sangue materno, volta a eseguire il dosaggio di due ormoni placentari (beta-hCG e PAPP-A)
  • esame ecografico della plica nucale (translucenza nucale) che misura lo spessore della raccolta di liquido presente a livello della nuca fetale nel primo trimestre di gravidanza.

L’elaborazione di questi valori con le informazioni relative al quadro anamnestico materno, produce un risultato che, per la Sindrome di Down, esprime un livello di affidabilità del 90%.

Qualora non siano presenti casi di anomalie congenite familiari per cui è opportuno orientarsi sull’esecuzione di una indagine più approfondita , il test combinato si pone come un valido strumento che offre alla mamma in attesa un’informazione precoce relativa allo stato di salute del suo bambino senza esporlo ad alcun rischio legato alla invasività della procedura.

Per chi è consigliato?

Il Bi-Test viene eseguito, in genere, su consiglio del ginecologo, per conoscere la probabilità di avere un bambino con anomalie cromosomiche.

Se lo screening del primo trimestre fornisce risultati preoccupanti, allora può essere consigliata alla gestante l’esecuzione di ulteriori accertamenti: test di screening (triplo e quadruplo test) o indagini più invasive di diagnosi prenatale (amniocentesi o analisi dei villi coriali) o G-Test.
Se il risultato è favorevole, invece, la gestante può decidere di rinunciare alla diagnosi invasiva, che comporta un certo rischio di abortività (circa 1% dei casi).

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